Intervista – Emanuela Carniti : “Vi racconto mia madre Alda Merini ed il suo modo di vivere la poesia”

Alda MeriniLa poetessa dei navigli” è una delle scrittrici più amate del nostro secolo: la sua voce era quella di una donna che recava in sè il dono della introspezione della coscienza, attraverso i suoi versi compiva un “miracolo laico” che condivideva attraverso le sue poesie cariche d’amore per la vita e per gli altri. Oggi questa condivisione si è allargata approdando sulle piattaforme social sotto forma di post e gif, una condizione diversa da quella analogica fatta di carta ed inchiostro con il quale Alda amava sporcarsi le mani ma che ha eternato l’arte della sua scrittura e l’ha resa fruibile anche ai più giovani. “È una forza che nasce in me, come una gravidanza che deve essere portata a termine” diceva Alda della sua poesia vissuta come un’urgenza comunicativa che l’ha sommersa e di cui non poteva fare a meno rubandole anche la quotidianità di madre e di donna. Noi di Domanipress abbiamo avuto il piacere di parlare con la figlia di Alda Merini Emanuela Carniti, che con la mamma condivide il dono della poesia, per parlare con lei del valore della scrittura e per scoprire la poetessa della vita oltre le rime.

Tutti noi conosciamo sua madre per le sue poesie, così intense ed eterne, ma com’era la donna e la mamma Alda Merini?

Ricordo che quando ero molto piccola Alda era una mamma molto severa ma anche molto presente. In seguito ed un episodio depressivo dopo la nascita di mia sorella però iniziai ad avvertire un cambiamento da parte sua che l’ha portata ad essere meno attenta a causa della sua malattia. Quando avevo undici anni, dopo il suo ricovero, c’è stato un cambiamento radicale per la suo malessere oscuro che l’aveva condizionata anche nel rapporto con noi figlie… ho sofferto molto per questo.

Secondo lei la poesia per sua madre è stata una salvezza o una condanna?

Lei diceva che la poesia l’aveva salvata e lo credo anch’io. È come se la scrittura fosse stata per lei il motore che l’ha accompagnata per tutta la vita nel bene e nel male e le ha dato anche la possibilità di uscire da una situazione di grande crisi, senza la poesia non credo che avrebbe potuto farcela da sola con le sue forze. La poesia c’è sempre stata nella sua vita perchè era la sua vita.

Lei invece ha vissuto la poesia come una forza che la allontanava da sua madre o come un modo particolarmente “eletto” di esprimersi?

Devo essere sincera io la sua poesia non l’ho amata subito, soprattutto quando ero bambina, perchè costituiva qualcosa che mi allontanava da mia madre: dovevo condividere l’amore di mia madre con una passione troppo ingombrante…come tutte le grandi passioni. La scrittura la impegnava a tutto tondo e le lasciava poco spazio per godere dell’affetto dei figli e della famiglia, era come se tutto ciò che non era poesia veniva dopo non c’era molto spazio. Affrontare questa situazione come figlia è stato molto complesso.

Lei oggi scrive poesie, proprio come sua madre…cosa rappresenta per lei la scrittura?

Ho sempre respirato la poesia sin da bambina perché mia mamma anche in famiglia declamava spesso le sue poesie che erano inevitabilmente sempre nella sua testa e nel suo cuore. Era come se tutto ciò che lei non riusciva ad esprimere ed esternare attraverso la gestualità ed i rapporti interpersonali passava attraverso il filtro della poesia. Probabilmente in maniera del tutto inconscia ho fatto mia questa caratteristica, e le dico la verità, non ne vado molto fiera perché nonostante tutto esternare i propri sentimenti unicamente attraverso la poesia lo trovo riduttivo. Vivo questo rapporto in maniera conflittuale tutto ciò che scrivo lo faccio di getto, in maniera inconscia come se fosse un flusso di coscienza. Scrivo poesie e quando le rileggo non le riconosco subito come mie. Sono tutte dettate dall’inconscio…non sono ragionate.

Nella sua biografia si legge che spesso da piccola con la mamma frequentava i salotti dei maggiori esponenti della cultura italiana come Salvatore Quasimodo…cosa ricorda di quei momenti?

Si capitavano spesso queste occasioni in cui la mamma mi portava con sè a casa di quelli che lei considerava degli amici. Io ero molto piccola, avrò avuto quattro o cinque anni, mi rimangono di quei momenti dei flash a livello visivo. Quando andai a casa di Salvatore Quasimodo per me era come andare a casa di un amico di mia mamma qualsiasi, non riuscivo a percepire la grandezza del personaggio, la sua aura poetica… era quasi come se fosse una cosa banale di tutti giorni apparteneva alla quotidianità

Da sua madre ha ereditato il dono della poesia e da suo padre Ettore invece?

Da mio padre Ettore Carniti ho ereditato l’amore incondizionato per il lavoro. Papà era un panettiere molto operoso e rispettato, era molto orgoglioso di questo. Entrambi i genitori mi hanno insegnato la passione per il lavoro e sopratutto l’attitudine a misurarsi con se stessi per superare i propri limiti e vincerli. Mamma l’ha fatto con la poesia che per lei oltre che una passione era un lavoro a tempo pieno e papà con la panetteria. Sono fiera di aver avuto due genitori così…

A seguito della separazione da suo padre Alda Merini incontra il poeta Michele Pierri con il quale instaura una relazione molto intensa…a seguito di questo incontro Alda si traferì per amore da Milano a Taranto. Come visse questa sua permanenza?

Alda adorava Taranto forse perché prima di approdare in puglia non era mai stata al mare, a quei tempi non si usava tanto andare in ferie presso le località balneari, inoltre le possibilità economiche erano molto scarse e la vacanza era appannaggio di pochi. La città di Taranto oltre a rappresentare il luogo in cui è maturato un rapporto molto intenso tra la mamma ed il poeta Michele Pierri, un rapporto di grande intendimento anche a livello spirituale, è stata per lei un luogo che amava particolarmente. Quando Alda ha vissuto a Taranto ricordo che era letteralmente rifiorita e questo momento di positività credo che l’abbia sempre associato anche alla città che per lei è stata come un’oasi protetta.

Di Milano la sua città natale Alda scrisse “E’ bellissimo tornare a Milano, di notte. Si potrebbe lasciarla per sempre solo per andare in Paradiso. Ma forse desidererei, anche da lì, la mia casa.”

Si, Alda Merini amava tantissimo i suoi navigli, lo scorrere lento del naviglio è stato il reale compagno della sua creazione poetica. Questi luoghi e la casa in via ripa ticinese 47 dove siamo nate io e le mie sorelle, sono luoghi carichi di ricordi positivi ma anche negativi è stato il luogo dove ha vissuto la sua malattia, dove ha pianto la morte di suo marito ma anche quelli in cui ha vissuto e ha creato la sua arte. Oggi l’associazione casa delle artiste ha allestito in via Magolfa uno spazio dove ci sono alcuni oggetti utilizzati da mia madre.

I social network hanno reso eterno il ricordo di sua madre…tantissimi giovani condividono gli aforismi ed il pensiero di Alda così intenso ed unico. Qual è la frase che tra tutti preferisce?

Non è facile scegliere ma la mia preferita è “Illumino spesso gli altri ma io rimango sempre al buio”.

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Emanuela Carniti quali sono le tue speranze e le tue paure?

Spero che nel Domani l’uomo riesca a guardarsi dentro trovando uno slancio dell’anima che lo porti ad una maggiore auto consapevolezza. Le paure sono tante guardando le notizie di cronaca ed essendo conscia che siamo tutti molto indietro nel percorso di autocoscienza. La violenza dilaga sempre di più è come se dovessimo toccare il fondo che è sempre più vicino. Sono molto preoccupata per questo, ho dei figli e sono preoccupata per loro, credo che ciascuno di noi nel proprio intimo, debba fare lo sforzo di guardarsi dentro e guardare la parte negativa di se stesso trovando il modo per incorporare il vero nemico che non è fuori ma è dentro.

Simone Intermite