Intervista: Don Mazzi “Da giovane mi sono odiato profondamente ed ho rischiato di farmi fuori ma un’alluvione mi ha cambiato”

La religiosità, quella “vera” distante dalle liturgie, che mette al centro l’uomo e la volontà di aiutare concretamente gli altri, può essere una ragione di vita, di speranza e di forza senza essere necessariamente celebrata soltanto in una chiesa. Ce lo insegna Don Antonio Mazzi, il presbitero senza abito talare,  da anni impegnato con la “Fondazione Exodus”  fondata  nel 1984 nel Parco Lambro di Milano per “recuperare gli irrecuperabili senza alzare muri e senza moltiplicare le punizioni”. Erano gli anni delle morti per overdose e fu Don Mazzi che, per primo, decise di affrontare il problema provando a vincere la droga con esperienze teatrali, sportive e itineranti. Dopo 30 anni il mondo ai tempi di internet è cambiato molto ma non è cambiato il fenomeno del disagio, e tante sono le gravi questioni sociali che il prete della strada ha dovuto affrontare. Negli anni della giovinezza Don Mazzi è stato un ragazzo scapestrato, con il sogno di diventare docente di latino, ma dopo l’esondazione del Po del 1951 ne uscì cambiato e da quel evento fu pronto a vivere il suo impegno futuro nella costante difesa degli ultimi e degli emarginati in maniera sempre diretta, provocatoria ed estremamente autentica suscitando l’interesse di personaggi del mondo della comunicazione come Maurizio Costanzo e Mike Bongiorno. Noi di Domanipress abbiamo avuto l’onore di ospitare Don Mazzi nel nostro salotto e abbiamo parlato con lui di questo lungo cammino di vita e di fede e del suo ultimo libro “Le parole di Papa Francesco che stanno cambiando il mondo

La storia della tua vocazione è molto particolare e nasce da un evento ben preciso l’inondazione del Po del 1951 che ha cambiato per sempre la tua vita…cosa ricordi di quel momento? Quando hai capito che potevi diventare il prete della gente?

Ho avuto un’infanzia un pò borderline, il mio papà è morto presto e la mia era una famiglia molto povera, mia madre non aveva grandi disponibilità economiche. Dopo il liceo il mio sogno era quello di proseguire gli studi con una laurea in lettere e con il conservatorio. Per poter guadagnare qualcosa a Ferrara mi recai alla “Città dei ragazzi” dove mi proposi come educatore. Nel novembre del ’51 ci fu una fortissima alluvione che invase l’ex villa del seminario di Ferrara e ci trovammo nel giro di una notte in preda alla disperazione. Quella notte mi chiamarono per aiutare chi si era rifugiato sui tetti delle case. A vent’anni mi sono trovato in una situazione di grande crisi, ricordo ancora gli urli dei bambini che soccorrevamo. Durante quella notte sono cambiato, ho visto negli occhi della gente la disperazione ed ho deciso di mollare tutto. Ho capito che era più utile aiutare quella gente invece che insegnare latino e greco o studiare musica al conservatorio. In quel momento, io che ero un ragazzo di strada, decisi di diventare prete. Quando lo dissi al vescovo non mi credette e si mise a ridere…

Diventare prete non è una scelta facile, è un percorso tortuoso fatto anche di rinunce. In tutti questi anni quale rinuncia ti è pesata maggiormente?

Il sacrificio più grosso che mi è costato tanto e mi costa ancora oggi è quello di obbedire a certi vescovi poco illuminati. Con la mia associazione vivo la vita vera, sempre al limite della normalità, in questo mi lasciano fare…Ma sai perche? Perchè pochi altri potrebbero gestire queste situazioni difficili.

A proposito della tua associazione “Exodus” hai affrontato casi umani difficili da Erika a Milena fino al caso Fabrizio Corona e Lele Mora arrivando ai primi casi di pedofilia…In queste storie c’è sempre la possibilità di una redenzione? Esiste una cura per tutti?

Io non penso ci sia una redenzione, penso che chi ha la forza per sbagliare può avere la stessa forza per cambiare. Noi pensiamo che il male sia più forte del bene. Faccio sempre l’esempio dell’unica mela marcia che fa sembrare meno buone le altre… Io stesso sono stato un ragazzo molto difficile, non mi sono mai amato e mi sono odiato, mi sentivo inutile ed ho rischiato di farmi fuori eppure quella notte del ’51 davanti all’umanità sono cambiato. Ho capito che potevo essere utile e la mia vita è cambiata. Così come è accaduto a me può succedere agli altri. La stessa forza che si usa per ammazzare si può usare per amare.

Recentemente hai scritto un libro intitolato “Le parole di Papa Francesco” Se ne dovessi scegliere tre quali sceglieresti e perchè?

Per prima cosa Papa Francesco ha attuato una rivoluzione, ha reso semplice il vangelo, e poi è rimasto un uomo: ricordo quando ha detto alle mamme di allattare al seno nella cappella sistina, i cattolici benpensanti gridarono allo scandalo. Papa Francesco è diventato Papa senza lasciarsi troppo affascinare dal ruolo: vive una vita normale non da divinità. Come terza cosa ha dato all’amore un significato meno restrittivo, ed è giusto così…l’amore non ha limiti Sant’Agostino diceva “Ama e fa quello che vuoi”

L’amore è uno dei temi più dibattuti dalla chiesa in quest’ultimo periodo. Cosa ne pensi della castità dei preti…può considerarsi ancora oggi un valore o è una costrizione?

La castità è un valore ma gratuito non è necessario, secondo me dovrebbe essere facoltativa. Io spero che in futuro ci sia un cambiamento in merito al celibato dei preti.

Oltre alla castità un altro punto fermo è quello dell’abito talare…tu sei sempre stato restio ad indossarlo. Qual è il motivo profondo di questa scelta?

Alcuni più sono vestiti da preti e più combinano pasticci, le cronache sono piene di casi del genere. Io preferisco essere un prete con il maglione. Quando mi hanno ordinato prete a Ferrara nel 1956, dissi che non avevo soldi per comprare la veste e me la prestò il vescovo ed aveva tre taglie in più, inoltre le camice dei preti costano tre volte rispetto a quella normale, non lo ritengo giusto.

Il grande Mike Bongiorno disse di te: “Don Mazzi diventerà beato ma potrebbe fare anche il presentatore” tu hai sempre avuto un rapporto simbiotico con il mondo della comunicazione…

Cristo non ha mai predicato nel tempio ma nelle piazze e per le strade, credo che oggi la fede vada comunicata con gli strumenti che ci sono: la radio, internet la rivista. Non volevo usare i soliti strumenti dei preti.

C’è un personaggio del mondo della comunicazione che apprezzi maggiormente?

Sono un amico carissimo di Antonio Ricci è il personaggio che apprezzo di più ha una grande personalità.

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Don Antonio Mazzi quali sono le tue speranze e le tue paure?

Il Domani è sempre stato migliore di ieri. La natura ci obbliga ad essere positivi, nel momento più nero della notte nasce l’alba, dopo trenta giorni d’inverno l’albero rifiorisce. Non muore niente, anche la morte non è mai totale.

Simone Intermite