In mostra a Milano le tre versioni del “Bacio” di Hayez

Mi Guidi rappresenta un’affermata realtà nel panorama culturale milanese che negli anni ha saputo distinguersi rispetto ai consueti servizi turistici della città, perché in grado di offrire all’utente la possibilità di conoscere Milano da punti di vista differenti e di svelare le mille sfaccettature del suo animo che solitamente rimangono celate ai più.
Tantissime le visite guidate e gli itinerari turistici proposti, tra cui la mostra a Milano “Hayez quasi un secolo di opere del maggior interprete del Romanticismo”, alle Gallerie d’Italia fino al 21 febbraio, con una retrospettiva eccezionale per la quantità di lavori esposti del grande maestro dell’Ottocento.

Il percorso espositivo, realizzato da Fernando Mazzocca che comprende in tutto 120 dipinti tra prestiti da istituzioni pubbliche e collezioni private italiane e straniere, segue una successione cronologica, che rievoca la vita e il percorso creativo del grande pittore: dagli anni della formazione tra Venezia e Roma, che si può inquadrare nell’ambito del Neoclassicismo, sino all’affermazione a Milano come protagonista del movimento Romantico e del Risorgimento accanto a Verdi e Manzoni, con i quali ha contribuito all’unità culturale dell’Italia.

Il “Bacio”, probabilmente il dipinto più popolare di Hayez, è il capolavoro protagonista dell’esposizione; è stato definito una delle icone del Risorgimento italiano e raffigura un soldato che saluta la fidanzata baciandola con passione. Per la prima volta, in occasione della mostra, sono state riunite nella stessa stanza le tre versioni realizzate dal maestro: si differenziano solo per alcuni particolari dell’abbigliamento dei protagonisti e risalgono, rispettivamente, al 1861, al 1867 (copia eseguita per essere inviata all’Esposizione Universale di Parigi, che rese fama internazionale all’artista) e al 1869.

Il quadro, eseguito per il conte Alfonso Maria Visconti di Saliceto, sintetizza gli elementi più caratteristici della pittura hayeziana: ambientazione gotico-rinascimentale, rappresentazione degli affetti, ponderata eleganza del disegno, assoluta maestria nella resa dei materiali. Il soggetto letterario, con impianto preraffaellita, sembra qui liberarsi da ogni contesto aneddotico o narrativo, e la mancanza d’indizi, a parte l’ombra che si scorge nel vano scuro, non ci permette di capire se si tratti di un bacio d’addio o di un incontro, assumendo così quella valenza emblematica che ne favorì la fortuna.

Negli spazi dell’esposizione, si viene accolti da altre tele e tavole che rapiscono per la sublime arte pittorica espressa dal maestro. Tra queste ci sono alcuni dipinti che non sono mai stati esposti al pubblico: il dipinto de “Gli sponsali di Giulietta e Romeo procurati da fra Lorenzo”, non tornava a Milano dall’anno della sua realizzazione, ovvero il 1823, mentre “Maria Stuarda nel momento che sale al patibolo”, dal 1827. Degne di attenzione anche “La distruzione del Tempio di Gerusalemme”, che Hayez regalò all’Accademia di Brera e “Betsabea al bagno”, sublime olio su tela del 1834. Sono esposti, inoltre, molti ritratti, soggetti storici o erotici e la serie degli autoritratti dell’autore. Opere che illustrano tutta la carriera di Hayez, dallo stile Neoclassico al Romanticismo oltre alla sua straordinaria capacità tecnica ed espressiva, che si è sempre misurata con la realtà e la forza di temi universali affrontati in modo inarrivabile, da grande amante della vita e delle donne.

La mostra ben rivela la grandezza di Hayez nel padroneggiare generi diversi come la pittura storica e il ritratto, la mitologia, la pittura sacra e un ambito allora di gran moda come l’orientalismo, sino a giungere alle composizioni dove trionfa il nudo femminile, declinato in una potente sensualità che lo rende unico nel panorama del Romanticismo italiano e europeo.