FRANCIS FORD COPPOLA A MILANO. ED E’ SUBITO LUCANIA !

Il 76enne regista de “Il padrino”, “Apocalypse Now” e “La conversazione” (solo per citare alcune indimenticabili pellicole) è stato ospite del Teatro Dal Verme di Milano, il 26 ottobre. Tanti i temi trattati durante la sua chiacchierata, ma tutti condotti da un imperativo comune: è assolutamente vietato rinnegare le proprie origini.
Si è presentata così tanta gente all’incontro organizzato da Meet the Media Guru e promosso dalla Regione Basilicata con ospite d’onore Francis Ford Coppola, che in molti sembravano rimpiangere la coda ai padiglioni Expo.
Qui al Teatro Dal Verme non si è certo parlato di cibo (per quanto durante la lunga chiacchierata vengano fuori parole come “GNUMMAREDD” e “LAMPASCIONI”) ma di radici. Quelle che, a detta del pluripremiato regista nato a Detroit, ma dai nonni di Bernalda, non devono assolutamente essere perse, pena il degrado morale e intellettuale non solo dell’individuo, ma dell’intera nazione.
Francis Ford Coppola si presenta, dopo una lunga giornata passata a EXPO, con un calzino giallo e uno rosso, scherza con l’intervistatrice (“Tu mi devi fare le domande o me le traduci? What are you doing ?” ) e poi inizia tra il serio e il faceto a parlare delle sue origini, mescolando aneddoti davvero accaduti (dalla nonna Filomena soprannominata “senza naso” per via dell’infezione che aveva subito e che le era costata l’amputazione dell’organo, al “genio” di Ciccio Panio – che Coppola ha seriamente intenzione di portare sul grande schermo prossimamente – ovvero il primo uomo lucano ad aver portato l’illuminazione in ogni singola casa di Bernalda, e ad aver sbloccato il ponte girevole al porto di Taranto) ad autocompiacimenti del tutto concessi riguardo alle cinque generazioni Coppola che lavorano nel mondo del cinema.
Ovviamente quando iniziano le domande da parte del pubblico si finisce a parlare di cinema. E l’ospite è fin troppo internazionale per porre domande specifiche, ci si limita a un “A quale regista italiano ti sei ispirato?” o “Hai mai pensato di parlare delle tue origini in un film?”.
Coppola cita Fellini e Rossellini, quest’ultimo viene considerato il padre di tutti i registi italiani, e vede in Sorrentino e Garrone due suoi possibili corrispettivi italiani. Parla della violenza nei film e dice che non farà più un film nel quale predominerà l’orrore, come è accaduto in passato.
Poi invita tutti quelli che ancora devono fargli domande a raggiungerlo direttamente sul palco, e il tutto finisce con un “Roma nun fa la stupida stasera” cantato con l’ausilio del pubblico.
Un’umiltà, un’allegria e una voglia di vivere che dal regista di film che non andrebbero nemmeno citati per il loro essere così direttamente dei “simboli” del cinema americano non ti aspetti.
In sintesi: è grazie a Coppola se abbiamo un motivo in più per essere orgogliosi di essere italiani. E quell’orgoglio non è dato da un patriottismo violento, quanto dalla possibilità di vedere in un futuro non troppo chiaro un ritorno alle origini, o quanto meno una consapevolezza di cosa sia.

Federico Riccardo