Intervista – Dacia Maraini: “Fare progetti per il futuro tutti insieme è la forma più saggia per affrontare il domani”

Non è facile compendiare in poche righe l’intensa carriera letteraria di Dacia Maraini, una delle massime esponenti della cultura italiana ed una delle scrittrici nostrane più lette al mondo che può vantare di traduzioni di libri in oltre venti lingue. La sua è una storia baciata dall’arte che parte da una famiglia dai fervidi valori civili e politici che matura e sboccia negli anni sessanta accanto a nomi di spicco come Alberto Moravia e Pierpaolo Pasolini con i quali aveva una particolare vicinanza ideologica ed affettiva. Oggi come ieri gli occhi azzurri della scrittrice si posano sui particolari che non tutti riescono a vedere ed i suoi romanzi, alla stregua di un faro da palcoscenico, illuminano ciò che è invisibile restituendo al lettore emozioni e spunti di riflessione . Non è di certo un’eccezione l’ultimo romanzo edito da RizzoliLa bambina e il sognatore” che racconta attraverso la voce maschile del protagonista “Nanni Sapienza”  la storia di una paternità negata partendo dalla ricerca di un’alunna tragicamente scomparsa. Noi di Domanipress abbiamo avuto il privilegio di poter dialogare con Dacia Maraini del nuovo romanzo, della sua vita e del valore della letteratura tra ricordi e prospettive future.

Nel suo nuovo romanzo “La bambina e il sognatore” si racconta la storia del maestro elementare “Nanni Sapienza” che indaga sulla scomparsa della piccola Lucia e che in antitesi alle brutture della violenza sui minori riscopre il valore della “paternità”. Nei suoi romanzi solitamente i personaggi principali sono femminili…com’ è stato interfacciarsi con un personaggio maschile? Com’ è nata l’esigenza di trattare la tematica della genitorialità con gli occhi di un uomo?

Non è stato difficile. Sono partita dal presupposto che il maestro Nani Sapienza, come me, è un essere umano. È tutto è diventato semplice.  In quanto al sentimento di paternità, credo che nella nostra cultura sia censurato. Me l’hanno detto alcuni maestri elementari che ho conosciuto e ammirato per la passione con cui facevano il loro lavoro. Mi hanno detto che ancora nelle scuole elementari si presentano sempre e solo le madri a parlare dei bambini. I padri sono assenti. Come se la competenza dell’infanzia appartenesse per destino solo alle madri.

 

Le donne protagoniste dei suoi romanzi da Marianna Ucria alla più recente Chiara D’Assisi sono molto tenaci e determinate delle femministe ante litteram..oggi che gli equilibri sono cambiati si può parlare ancora di femminismo?

Non si può parlare di femminismo perché le ideologie sono tutte morte. È così pure le utopie. Però rimane la questione femminile: la violenza contro le donne non è diminuita, anzi è peggiorata nelle coppie , proprio perché è aumentata la consapevolezza e la volontà di autonomia delle donne.  Gli  uomini più deboli, coloro che temono i cambiamenti, che identificano la loro virilità con il concetto di possesso ( “io ti amo e quindi sei mia, ti ho sposata e quindi sei mia,” ecc) , nel momento in cui la donna di  proprietà da un segno di indipendenza, entrano in crisi in maniera talmente devastante da trasformarsi in assassini.

 

La sua è una vita ricca di arte e cultura…a proposito di paternità suo padre Fosco Maraini era un etnologo famoso noto anche per il suo impegno civile antifascista che è costato alla sua famiglia una reclusione in un campo di concentramento: qual è stato l’insegnamento più importante che ha ricevuto da suo padre?

Mia madre ci teneva a dire, di fronte a domande come la sua , che la polizia giapponese ha chiamato i due coniugi separatamente chiedendo a ciascuno di loro se avrebbero firmato per la Repubblica di Salo e tutti e due, separatamente,  hanno risposto di no, pur sapendo che rischiavano il campo di concentramento. Quindi l’insegnamento straordinario sulla  fedeltà alle proprie idee mi è venuta sia dalla coraggiosa Topazia  Alliata, giovane pittrice e madre di tre bambine, che da parte di Fosco Maraini, giovane antropologo , padre di tre bimbe.

Lei è una delle scrittrici italiane più amate e tradotte anche all’ estero…cosa rappresenta per lei la letteratura? Come nasce la scrittura di un romanzo, si parte da un esigenza pedagogica o è un puro flusso di coscienza alla Joyce?

Nasce da un personaggio che viene a bussare alla mia porta. Io apro, offro un thè con dei biscotti. Il personaggio mi racconta la sua storia e poi di solito se ne va. Ma quando, dopo avere bevuto il tè e mangiato i biscotti, dopo avermi raccontato in breve la sua storia, mi chiede anche la cena e poi un letto per dormire, e la mattina dopo anche un caffè col latte, vuol dire che si è accampato nella mia testa e vuole rimanerci. È il momento  in cui capisco che devo raccontare quella storia.

 

Durante gli anni sessanta ha avuto la fortuna di attraversare una fase culturale italiana ricca di spunti e si è accompagnata a nomi come Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini con i quali aveva un rapporto particolare…cosa ricorda di quei tempi? Ha nostalgia di quell’Italia? Cosa le manca di più di questi grandi personaggi?

Dovrei parlare a lungo per rispondere a questa domanda. In breve le dico che era una Italia più povera ma più solidale . Gli artisti si riconoscevano come comunità e si vedevano spesso per il puro piacere di stare insieme e scambiarsi delle idee. Oggi non succede più. Ciascuno per se’ e tutti contro tutti.  In quanto a Moravia e Pasolini, erano due persone profonde, appassionate e di grandi vedute. Mi manca la loro compagnia, la loro intelligenza, la loro affettuosità.

Pier Paolo Pasolini diceva che “Il successo è l’altra faccia della persecuzione” è d’accordo con questa affermazione?

Per lui era così perché erano tempi di moralismo . È stato perseguitato per le sue idee, ha avuto decine di denunce , ma non ha mai smesso di provocare proclamando a gran voce  verità scomode. Oggi direi piuttosto che il successo è un segno dell’effimero mediatico.  Può accendersi come un falò e spegnersi subito dopo. Quello che secondo me è importante per un artista è guadagnarsi la stima della gente , una cosa che si conquista  faticosamente e di solito ci vogliono anni.

Oggi l’approccio alla letteratura attraverso il supporto digitale è molto cambiato, il libro fisico è stato sostituito dallo schermo del E book lei cosa ne pensa di questo cambiamento?

Non ho niente contro la tecnologia, purché non diventi una dipendenza e una schiavitù.  Ricordarsi sempre che dietro una macchina ci deve essere una persona umana, con le sue idee, il suo carattere, le sue passioni, la sua etica.  Quello che mi preoccupa è la divaricazione sempre più evidente fra il facile modo di impossessarsi dei nuovi mezzi tecnologici e l’arretratezza del comportamento umano. Il pericolo è di costruire  dei campioni  dalle dita agili e dal cuore arido, dagli occhi voraci e l’animo povero di affetti.

 

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Dacia Maraini quali sono le tue speranze e le tue paure?

Sono e voglio essere ottimista. Se uno pensa e dice ” tanto non c’è niente da fare” , in effetti non farà niente per cambiare le cose. Per me invece è necessario provarci sempre. Per questo bisogna rimboccarsi le maniche  e agire. In questo momento si sputa sull’ Europa. Eppure l’Europa ha dato tanti anni di pace , ha dato la possibilità di muoversi in paesi dalle radici comuni, ha creato una cosa importante come l’Erasmus.

È un momento difficile per l’Europa, è vero, per via del terrorismo e dell’immigrazione a valanga. Molti stati rispondono stupidamente alzando muri. Ma io penso che alla fine (e farò di tutto perché avvenga)  la ragione prevarrà e ci si metterà d’accordo per affrontare assieme il problema in modo razionale e intelligente.  Fare progetti per il futuro comune tutti insieme e’ la forma più saggia e ingegnosa per affrontare i problemi. Su quello dobbiamo contare.

Simone Intermite