“Attorno a Caravaggio”: dialogo tra opere ospitato dalla Pinacoteca di Brera

Fino al 5 febbraio 2017, presso la Pinacoteca di Brera di Milano si svolgerò il terzo dialogo che stavolta vede come protagonista l’arte di Caravaggio.

Attorno a Caravaggio significa letteralmente porre al centro un’opera certa del pittore e circondarla di altre in un rapporto dialettico. La Cena in Emmaus, opera del Caravaggio e già proprietà della Pinacoteca stessa, verrà messa in questo genere di relazione e comparazione con altre cinque opere, alcune a lui attribuite e le altre con paternità attribuita diversamente.

Uno dei soggetti più noti tra quelli dipinti da Caravaggio è Giuditta e Oloferne – dipinto che si trova a Roma presso le Gallerie Nazionali di Arte Antica – e proprio delle opere con tale soggetto sono tra quelle poste in dialogo nella Pinacoteca.

L’opera Giuditta che decapita Oloferne – ritrovata in Francia nel 2014 in una casa privata – è esposta per la prima volta al pubblico e si presta anche come caso emblematico della difficoltà di attribuire la paternità alle opere d’arte. Attribuita al pittore e mercante d’arte fiammingo Louis Finson, al contempo resta oggetto di studi che possano o meno attribuirla invece a Caravaggio. Dubbio legittimo, dato che Finson ha realizzato davvero molte copie dagli originali del pittore.

Prova di ciò è un dipinto protagonista di questi dialoghi, ossia la Giuditta – proveniente dalle Gallerie d’Italia a Napoli – attribuita proprio al fiammingo e copia certa di un’opera di Caravaggio.

Quindi si tratta non di una mostra fine a se stessa, ma di un modo per sollevare e rendere al contempo fruttuosa la questione controversa delle attribuzioni nel mondo artistico. Tanto che a gennaio ci sarà una giornata di studi nella quale saranno chiamati a dibattere, per poi pubblicarne gli atti, i maggiori esperti di Caravaggio sia nazionali sia internazionali.

La stessa Pinacoteca si offre rinnovata in alcune delle sue sale espositive, nell’ottica di una migliore fruizione che meglio possa coinvolgere il visitatore e che, soprattutto, sottolinei la vitalità dell’opera anziché relegarla come mero oggetto da museo.

Tiziana Cappellini