Anime Nere la “povera Italia”

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Compito arduo è stato quest’anno per la commissione dell’Anica decidere quale film debba rappresentare il nostro cinema agli Oscar 2015. Toccherà al pluripremiato Il Capitale Umano di Paolo Virzì concorrere per il premio, scelto tra una terna eccezionale composta inoltre da Le Meraviglie e Anime Nere. Tutti e tre i film, diversi fra loro in termini di stile e costruzione degli eventi, proiettano il proprio sguardo su determinati aspetti della realtà odierna, evidenziandone i meccanismi attraverso la narrazione di vicende che si inseriscono in un contesto di marginalità e in contrasto con la realtà stessa. Anime Nere ha la peculiarità di essere una vera e propria apparizione, la rivelazione di un microcosmo sotterraneo. La storia, racconta la vita di tre fratelli figli di un pastore ammazzato quando erano bambini. Rocco conduce una vita lussuosa a Milano e gestisce un impresa edile, finanziata in larga misura da Luigi che gestisce gli affari e il traffico di droga; Luciano, estremamente devoto, è rimasto in paese, alleva il suo bestiame e preferisce vivere con quel poco che possiede, piuttosto che comprarsi la montagna con i proventi della malavita. In seguito ad una azione avventata nei confronti di un clan rivale da parte di Leo, giovane figlio di Luciano, cui odia e vorrebbe invece essere come gli zii, Rocco e Luigi tornano al paese per arginare la faida. Gli eventi che si susseguono si svolgono in uno scenario popolato da volti spesso indecifrabili, in una cornice che ritrae un paese abbandonato a se stesso, dallo Stato e dalle istituzioni, vittime e carnefici di un Male quasi arcaico, anime nere segnate dal dolore il cui pianto delle madri si estende come un eco che attraversa le montagne. Le vicende drammatiche che investono la famiglia Carbone si succedono e investono soprattutto il personaggio di Luciano, vero perno di tutta la tragedia, il quale compie un processo di catarsi che lo spingerà alle estreme conseguenze. L’autore Francesco Munzi dimostra inoltre una particolare attenzione verso l’ambiente e gli spazi, immagini sempre cariche di forte intensità e suggestione, dalle tonalità dark. Alcuni di essi (la chiesa, la scuola abbandonata) assumono un valore simbolico, ed evidenziano la denuncia che soggiace all’impianto drammaturgico, stimolando oltretutto una riflessione nello spettatore. Ambientato in Aspromonte e liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Gioacchino Criaco, il film è stato accolto con entusiasmo da critica e pubblico in occasione della 71ª Mostra del Cinema di Venezia, pur non riuscendo a conquistare il Leone d’Oro si aggiudica ben tre premi collaterali. Anime Nere si inserisce con forza in quel filone fortunato di tante opere cinematografiche e televisive che trattano il tema della criminalità e delle mafie, con la particolarità e il coraggio di portare sugli schermi uno luogo atipico, sconosciuto ai più, lontano dagli schemi tradizionali del genere. Nonostante qualche rara incertezza, la regia di Munzi è sempre attenta ed efficace nell’alternare uno sguardo desideroso di valorizzare la cifra emotiva del territorio, con l’osservazione e l’indagine psicologica dei personaggi. Oggi, in cui il dibattito sul problema della criminalità verte spesso sul piano culturale, e sul rapporto tra i giovani e la realtà circostante, l’immagine di quella scuola abbandonata fa pensare molto. Ha proprio ragione Ettore Scola quando afferma: “ Non è giusto dire ‘povero cinema italiano’. Semmai ‘povera Italia’”.

Vincenzo Verderame